Ieri ho conseguito la laurea specialistica in Scienze pedagogiche. Ho discusso la tesi in filosofia della scienza. Cercavo un ponte tra musica, matematica e filosofia ed ho approfondito quanto sia stato fondamentale il genio Leibniz per comprendere tutto ciò che ci circonda.
Ecco la prefazione della tesi e la tesi allegata.
C’è un ponte naturale tra musica e matematica e ad ogni livello esso può essere attraversato dagli
esseri umani oltre che più o meno coscientemente da ogni essere vivente. Rigore logico ed espressione
artistica hanno sempre affascinato studiosi e filosofi. È in questo contesto che si inserisce Gottfried
Wilhelm Leibniz, luminosissimo esponente di alto profilo dell’intelletto umano. Egli ha dedicato il
suo genio, tra l’altro, allo sviluppo del calcolo infinitesimale e alla profonda conoscenza della musica
e della teoria musicale.
Il territorio delle interconnessioni tra calcolo infinitesimale e musica è straordinario e fondamentale
per comprendere i dettagli più profondi della musica in tutte le sue forme. Dall’antichità l’uomo ha aggiunto pezzi come in un puzzle e così, addentrandoci nei meandri della conoscenza grazie agli studi
degli astrofisici inerenti rilievi dei satelliti e telescopi della NASA e dell’ESA, si è scoperto che nel brodo primordiale vivono frequenze ed intervalli che Pitagora aveva già individuato e descritto.
Sembrano ambiti lontanissimi e per nulla connessi tra loro; eppure, c’è musica in ogni cosa: in ogni
elefante che barrisce con un salto d’ottava, in ogni lupo che ulula con un intervallo di quinta, in ogni
scimmia che intona col proprio verso un intervallo di terza maggiore. Ed è proprio qui che per comprendere ogni singola sfumatura occorre affrontare il lavoro di Leibniz. Apparentemente questi
ambiti sembrano distinti, ma ogni nota non è forse una “monade”? Esiste, è lì, autonomamente svolge
il suo perfetto compito di nota, fondamentale per l’intera opera del grande orologiaio. Ogni suono è
totalmente ignaro del resto del mondo armonico e melodico intorno a sé. Eppure, consiste ed esiste e
crea magnifiche relazioni numeriche.
La musica è per Leibniz un microcosmo che va ben al di là del semplice apprezzamento estetico e che contiene quell’ordine cosmico che teorizza, mediante analogie tra strutture matematiche e proporzioni armoniche, la natura dell’universo.
Leibniz ha magistralmente compreso ante litteram come “il grande orologiaio” ha costruito ingranaggi perfetti e come essi manovrino, in perfetto sincronismo, l’universo in ogni dettaglio finanche nei suoni. Connessioni sorprendenti tra formalismo matematico e calcolo infinitesimale si dipanano e tramite un approccio interdisciplinare è possibile, come Leibniz, di ripercorrere e scoprire la teoria e l’armonia, la fisica acustica e l’informatica, la psicoacustica ed ogni singola sfumatura delle numerose discipline coinvolte nella produzione, percezione, diffusione e manipolazione di un suono. Il concetto di continuità è fondamentale e la ricerca ha evidenziato, mediante la sua analisi, quanto esso sia un ponte tra matematica e musica.
La sua visione di infinito matematico trova corrispondenze nella struttura armonica musicale, ma
anche nei parametri degli equalizzatori nelle Digital Audio Workstations e finanche nei preamplificatori per chitarra e basso, nei filtri dei mixer, nei software di sintesi e nei linguaggi di programmazione ad oggetti dedicati all’audio. Un pattern di pensiero che attraversa trasversalmente diverse discipline. L’interazione dei diversi campi del sapere è fulcro di questo lavoro che omaggia Leibniz, mostrando quanto sia stato capace di tessere connessioni tra ambiti solo apparentemente distanti, ma anche incredibilmente attuali e moderni, diventando ossa, sangue e pensiero delle tecnologie musicali, dell’informatica, dell’elettronica, e delle matematiche applicate alla musica.
