Dopo la mia lettera aperta arrivano i primi importanti punti di vista critici verso la settimana corta.
Licei musicali, la settimana corta è un boomerang
Orari insostenibili e pregiudizi culturali rischiano di soffocare talenti e aumentare l’abbandono scolastico
La settimana corta concentra le lezioni dal lunedì al venerdì. Se per i licei tradizionali senza rientri pomeridiani può funzionare, per i licei musicali diventa un boomerang.
Gli studenti, dopo l’orario diurno, restano a scuola fino a sera per lezioni di strumento e materie d’indirizzo. Chi viene dalla provincia con i mezzi pubblici trascorre fuori casa dall’alba al tramonto. Non resta tempo per sport, riposo, vita sociale. Poi, a casa, li aspettano ore di studio.
Ma il problema è più profondo. In un Paese che ha fatto dell’arte la propria identità, troppe famiglie sacrificano le inclinazioni dei figli sull’altare del “lavoro sicuro”. La musica va bene come hobby. Quando diventa scelta di vita, viene accantonata. Musicisti e artisti non sono percepiti come lavoratori, ma come perditempo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: studenti frustrati, demotivati, dispersione scolastica in aumento.
Eppure il liceo musicale è un presidio democratico. È l’unico strumento che permette anche ai ragazzi di famiglie non benestanti di studiare musica ad alto livello, trasformando una passione in professione.
Comprimere tutto in cinque giorni significa negare questo diritto. Significa dire ai ragazzi: “Scegli tra la scuola e la vita”.
Forse è il momento di chiedersi se la scuola debba occupare ogni spazio, o tornare a formare persone intere.
Prof.ssa Avv. Antonella Ferrillo
Salve, sono Riccardo Giacomaniello, rappresentante d’Istituto del Liceo Alfano I, e vorrei condividere con voi alcune riflessioni sul tema della settimana corta, discusso recentemente durante il Consiglio d’Istituto.
Insieme agli altri rappresentanti degli studenti e alla maggior parte dei docenti, ho votato contro questa proposta, non per opposizione al cambiamento in sé, ma perché, nella realtà del nostro istituto, una riorganizzazione di questo tipo rischierebbe di peggiorare la qualità della vita scolastica e dello studio.
Frequentando l’indirizzo musicale e vivendo ad Angri, distante circa 35 km dalla scuola, impiego ogni giorno quasi un’ora e mezza con i mezzi pubblici per raggiungere Salerno. Con la settimana corta, le lezioni terminerebbero alle 14:00 e quelle pomeridiane verrebbero spostate più avanti. Questo significherebbe che alcune lezioni di strumento potrebbero svolgersi addirittura dalle 19:00 alle 20:00. È evidente quanto sarebbe difficile, dopo un’intera giornata fuori casa, mantenere concentrazione, energie e continuità nello studio, sia dello strumento sia delle materie curricolari.
Inoltre, il sabato non diventerebbe realmente un giorno libero. Al contrario, si trasformerebbe nell’unico momento disponibile per recuperare studio, compiti, esercitazioni e preparazioni. Più che un vantaggio, rischierebbe di diventare un peso ulteriore per gli studenti.
La situazione sarebbe complicata anche per altri indirizzi. Gli studenti del coreutico finirebbero ogni giorno alle 15:00, mentre quelli dello scientifico e delle scienze umane dovrebbero restare più volte a settimana fino alle 15:00 e uscire quotidianamente alle 14:00. Orari così lunghi inciderebbero inevitabilmente sull’attenzione e sul rendimento scolastico. Dopo sei o sette ore consecutive di lezione, è naturale che concentrazione e partecipazione diminuiscano drasticamente.
Ho avuto modo di rendermi conto concretamente di queste difficoltà durante la “Settimana della Creatività”, la nostra settimana dello studente. Organizzare le attività per un istituto con circa 1400 alunni, 350 docenti e 64 classi mi ha fatto comprendere quanto sia complessa la gestione degli orari e quanto sia importante trovare un equilibrio sostenibile tra scuola, studio e vita personale. In quattro giorni abbiamo gestito oltre 2700 ore di attività: un’esperienza che mi ha fatto capire ancora di più quanto un’organizzazione scolastica debba essere pensata soprattutto per il benessere degli studenti.
La scuola non dovrebbe limitarsi a “far quadrare gli orari”, ma dovrebbe permettere agli studenti di vivere il percorso scolastico in modo sano, produttivo ed equilibrato. Una giornata troppo lunga non migliora l’apprendimento: spesso lo rende solo più pesante.
Per questo vi invito a riflettere attentamente sulla settimana corta, valutando non soltanto l’idea di avere il sabato libero, ma soprattutto le conseguenze concrete che questa scelta avrebbe sulla vita quotidiana di migliaia di studenti.
Riccardo Giacomaniello
Rappresentante d’Istituto del Liceo Alfano I
